Sull’onda dei contemporanei successi americani, nei primi anni ’60 anche in Italia comincia a diffondersi il genere horror; qui il riferimento è probabilmente a Dracula il vampiro di Terence Fisher (1958), con Christopher Lee protagonista. Renato Polselli, mestierante le cui uniche risorse ammirevoli sono quelle relative alla buona volontà, si trova così a dover fare i conti con una produzione dal basso budget per mettere in scena una storia di vampiri e belle donne scritta da lui stesso e da due collaboratori che gli saranno piuttosto fedeli anche in futuro, cioè il semisconosciuto Giuseppe Pellegrini e il più noto Ernesto Gastaldi. Indubbiamente il risultato lascia un po’ a desiderare, ma va riconosciuto che Polselli consegna anche qualche momento riuscito di brivido, cosa che rende oltrettutto onore a un regista in altre occasioni piuttosto disastroso (soprattutto in futuro, quando abbandonerà le vie del cinema commerciale da poche lire per dedicarsi al trash erotico più becero). A proposito di erotismo, il regista non si contiene nemmeno in un’epoca così oscurantista e fortemente vessata dalla censura come quella in cui esce L’amante del vampiro, regalando al pubblico sequenze al limite del concedibile del periodo, fra ballerine scosciate e calze a rete con la riga. Fra gli interpreti i nomi celebri latitano, ma si possono citare quelli di Helene Remy (che aveva avuto già particine con Comencini, Simonelli, Marchesi/Metz), Walter Brandi (qui agli esordi di una carriera tutta ambientata nel ‘genere’) e Isarco Ravaioli, attore ravennate molto spesso a fianco di Polselli anche in futuro. Costumi, trucco, maschere ridotti all’osso: purtroppo si vede, ma dal punto di vista della messa in scena il risultato è encomiabile. 4,5/10.
Sulla trama
Un gruppo di ballerine prova il prossimo spettacolo nei pressi di un castello infestato dai vampiri. Che prontamente non si lasciano sfuggire la ghiotta occasione.




















































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