Fuggire
Le porte nere della chiesa hanno due fessure a forma di croce da cui filtra una luce azzurra, esito, mi avvicino e con le mani le spingo fino a spalancarle. Un uomo m’invita ad entrare.
Posso essere al sicuro qua dentro? I miei pensieri non conformi fanno di me un sovversivo.
C’è una bara, io so che è quella di Jill, muovo alcuni passi in avanti e mi accorgo che c’è anche mia madre. Lei mi guarda e ride, più giovane ed avvenente che mai, poi la sua attenzione torna a rivolgersi ai ragazzi eleganti e seducenti che la circondano. Sono confuso, le luci riempiono la chiesa d’un fulgore abbagliante e trasformano le esequie in una recita surreale. La chiamo, prima sommessamente, poi più forte con tono irrequieto ed implorante. Barcollo, indietreggio e, proprio in quel momento, fanno irruzione gli agenti in uniforme armati e minacciosi, la guerra è pace, ma io non ci credo più. Li vedo, mi volto ed urto il feretro, i resti scheletriti cadono a terra e si disfano. Mi spavento, cerco un rifugio impossibile e finisco dentro alla bara.
Precipito nell’oscurità del vuoto.
Un vicolo tetro e spoglio accoglie la mia caduta, mi rialzo e corro. Sono ancora dietro di me, avanzano compatti, corro su enormi tubi che rendono difficoltoso il mio percorso, mi affanno inseguito da piccoli mostri grigi ghignanti, fin dove possono vedere i mille occhi del Grande Fratello? Percorro un corridoio lungo ed inquietante come un incubo, mi volto per assicurarmi che non mi stiano seguendo, ma sono ancora lì, allora accelero. Imbocco un altro corridoio e corro, corro, corro fino ad incontrare una parete. La schiavitù è libertà, no, no, la libertà è proprio davanti a me e non indossa catene.
C’è uno sportello, lo apro e mi ritrovo in un monolocale prefabbricato, quell’ambiente famigliare mi rassicura. Da una finestra posso guardare fuori, mi sto muovendo! Sono sopra un auto-articolato che viaggia veloce verso la salvezza.
Al mio fianco c’è Jill, è lei che guida, mi carezza e mi bacia, mentre osservo il paesaggio di zolle ed arbusti così lontano da quel cupo mondo d’oppressione.
Il mio cadavere siede ancora al suo posto, mentre i miei aguzzini si chiedono: “Se n’è andato?”. Ed io risponderei loro che non sono lì, perché non ci sono mai stato. Il mio corpo, i miei movimenti, il ripetersi mesto e meccanico dei miei giorni appartengono a voi, ma il fluire immaginoso dei miei sogni non ha padroni e s’interrompe tracciando un ultimo sorriso.
























































Commenti
25 marzo 2011, 21:30 Bravo Filmoski...tu mi sei garbato...La MAGHE..
26 marzo 2011, 07:02 bellissimo.
26 marzo 2011, 21:48 Grazie, sono felice che vi sia piaciuto.
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