Uno dei migliori, cioè dei meno peggiori, lavori in assoluto per Renato Polselli, perlomeno per quanto riguarda la seconda parte della sua carriera, in cui dal dilettantismo degli esordi sprofondò nel trash più assoluto. Qui ancora il regista e sceneggiatore si dimostra in grado di conferire una forma compiuta alla storia, sempre rimanendo entro canoni discutibili di messa in scena (inquadrature, luci, montaggio non sono esattamente perfetti, diciamo con un eufemismo) e con i pesanti limiti di una sceneggiatura palesemente ispirata al (scimmiottante il) genere thriller in voga in quel momento, farcita per di più di dialoghi bolsi e banalissimi. Si parla insomma di delitti, sangue, rapporti irrisolti (ma la psicanalisi è molto, molto blanda), sesso piuttosto esplicit(at)o, con in aggiunta, non si dimentichi, la solita pecca polselliana della totale incapacità di dirigere gli attori – che ovviamente va a sommarsi con le scelte di casting ‘in economia’; gli interpreti sono volti comuni per il cinema di Polselli: Mickey Hargitay, Christa Barrymore, Raul Lovecchio e soprattutto la bella Rita Calderoni, dalla caratteristica recitazione – ahilei – canina. 3/10.
Sulla trama
Stimato dottore viene accusato di omicidio: ma una volta arrestato altri delitti simili sono compiuti e la polizia si ritrova a brancolare nel buio.




















































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